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Lo spazio delle idee

04 feb, 2011

Lo spazio delle idee ha traslocato

Posted by: tascabile In: Senza categoria

Prima di abbandonare definitivamente questo spazio, devo assolutamente ringraziare Andrea Beggi, che si è offerto spontaneamente di aiutarmi pur non conoscendomi, che ha risposto alle mie domande insensate e che in un nanosecondo ha trasferito questo blog senza chiedere nemmeno una birra in cambio. Gentilissimo, mi ha lasciata senza parole :)

Grazie di cuore.

Il nuovo blog lo trovate QUI!

Foto0210Un paio di settimane fa mi hanno regalato la pasta madre, detta anche lievito madre, o lievito naturale.

Cos’è la pasta madre? Dunque, è un impasto di farina e acqua, a cui è stato aggiunto un agente in grado di dare vita ad una fermentazione. L’agente in questione può essere un frutto molto maturo ricco di sostanze zuccherine (come le mele, le uvette, le albicocche), oppure il miele. La pasta madre si utilizza al posto del lievito per fare pane, pizze, focacce; contiene più micoorganismi rispetto al lievito di birra, è più digeribile e ha proprietà nutrizionali migliori. Inoltre il pane fatto con la pasta madre, ha bisogno di più tempo per lievitare e si conserva più a lungo (circa una settimana). Per gli inesperti come me, la pasta madre non è altro che un blob pieno di buchi (alveoli), che cresce a dismisura. Io me la sono ritrovata già pronta, per mia fortuna, ma si può  preparare da zero, cercando una delle tante ricette in rete. Non sembra semplicissimo, ma nemmeno impossibile. Se si ha la fortuna di riceverla in regalo, bisogna solo mantenerla viva, attraverso il rinfresco.

Come si fa il rinfresco? Innanzitutto si deve pesare la pasta madre; dopodichè si aggiunge la stessa quantità di farina e metà quantità d’acqua. Ad esempio, la mia pasta madre pesa 200 gr, aggiungo 200 gr di farina e 100 ml d’acqua minerale e impasto. Utilizzo farina manitoba e acqua minerale (della bottiglia). Dopo averla rinfrescata, uso metà della pasta madre per fare il pane e l’altra metà la conservo. Se non si ha tempo di utilizzarla, la si butta o la si regala a qualcuno (c’è gente che farebbe i salti di gioia se gliela regalassero).

Come si conserva la pasta madre? In un contenitore unto con l’olio, coperto con una pellicola di modo che l’aria non entri (altrimenti si seccherebbe). Si può conservare a temperatura ambiente o in frigorifero; nel primo caso il rinfresco andrà fatto ogni 3/4 giorni mentre nel secondo caso la pasta madre si addormenta (non cresce più), quindi il rinfresco può essere fatto ogni 4/5 giorni. Se decidete di optare per il frigorifero, dopo averla rinfrescata fatela crescere un po’ prima di rimetterla in frigorifero oppure aspettate qualche ora prima di utilizzarla dopo averla tirata fuori. Io la conservo in frigorifero nel barattolo che si vede in foto.

Come si utilizza? Dopo averla rinfrescata, io aspetto qualche ora per utilizzarla e la faccio crescere un po’. Poi la impasto con 500 gr di farina, 300 ml d’acqua, sale e un cucchiaio d’olio. Lascio lievitare diverse ore (una decina in genere, finché non raddoppia il suo volume), poi faccio dei piccoli panini, li incido con un coltello e inforno su teglie leggermente infarinate. Il forno lo faccio scaldare per bene. Dopo circa mezzora, il pane è pronto. Al mio secondo tentativo, il risultato è stato buono (la prima volta i miei panini erano praticamente dei sassi), perché mi sono ricordata di mettere in forno una ciotolina d’acqua durante la cottura, che dà la giusta umidità. Non ho ancora provato a fare la pizza, devo perdere qualche chilo prima di poter ricominciare a mangiare come mio solito.


02 feb, 2011

Lumen – scuola, eco villaggio, comune

Posted by: tascabile In: Idee ecologiche

SaloneQuesta mattina sono stata alla Lumen per lavoro. La Lumen si trova a solo 30 minuti da casa mia ed è un punto di riferimento da queste parti. Ne conoscevo da tempo la fama ed inoltre una mia cara amica ha frequentato lì la scuola di Naturopatia. Nella mia immaginazione però li ho sempre pensati come un gruppo di estremisti, e io non amo gli estremismi.

Oggi invece ho conosciuto Elena, la responsabile del centro, che è di una gentilezza rara e che con i suoi modi e il suo sorriso trasmette una serenità incredibile. Dalle parole di Elena ho capito cos’è la Lumen, cos’è davvero. È una scuola di naturopatia, ok, un ente accreditato dalla Regione Emilia Romagna per la formazione; ha tra i suoi collaboratori persone specializzate in diversi settori, dall’alimentazione ai massaggi, che lavorano all’interno della struttura ma anche in centri benessere esterni. Tra questi collaboratori, alcuni hanno aperto un’azienda che installa pannelli solari. È anche un’associazione culturale che promuove eventi, conferenze, cene e fiere. È una casa editrice e al suo interno ha una bella biblioteca con libri e manuali di settore. Ma è soprattutto un progetto nato da due persone che nel 1992 hanno rilevato un cascinale diroccato. A quelle due persone se ne sono aggiunte altre, e poi altre ancora, e insieme hanno ristrutturato il complesso, ricavando aule, cucine, saloni e abitazioni e creando quello che oggi è la Lumen: uno stile di vita, una comune. Alla Lumen oggi più di dieci famiglie vivono e lavorano in quello che è un eco villaggio, riscaldato da due grandi caldaie che funzionano con legna soprattutto di scarto e alimentato da un impianto di pannelli fotovoltaici installati da loro stessi. È un sogno, è quello che da ragazzina utopizzavo per il mio futuro e che loro hanno reso reale. Inutile aggiungere che è un posto bellissimo, caldo e accogliente, arredato con gusto e passione.

Ci tornerò presto, il 13 febbraio per una conferenza gratuita sulla relazione tra tumori, alimentazione e ambiente; il 19 febbraio poi c’è la cena vegana, che non voglio perdermi perché sono curiosa di assaggiare la loro cucina e di provare la loro compagnia per una sera intera.

Laying-hens-pict-1Dopo aver letto il libro di Foer (preso ovviamente in biblioteca), non potevo non tornare ad essere vegetariana. Nel mondo migliore possibile, mi piacerebbe essere addirittura vegana ma ci sono dei motivi per i quali non riesco a togliere dalla mia dieta latte, latticini e uova.

Il primo è sicuramente egoistico: come posso vivere senza biscotti, frittate, cibi imburrati golosissimi? Non riesco a immaginare i miei esami del sangue senza il colesterolo borderline. Il secondo è legato alla salute. Queste proteine animali, sono veramente inutili nella nostra dieta? La benedetta vitamina B12 è qualcosa di cui si può fare davvero a meno come sostengono alcuni, o è indispensabile al nostro sistema nervoso come mi ha riferito il mio medico naturopata (e molti altri)?  E sarà proprio vero che l’unica fonte di vitamina B12 sono le proteine animali? Non sono un medico e non so abbastanza per eliminare definitivamente dalla mia dieta qualcosa che forse non andrebbe tolto. Però non posso nemmeno continuare a consumare uova di galline allevate a terra, quando ho il dubbio che “a terra” non significhi libere e felici, ma stipate in un capanonne in millemila, col becco tagliato e la luce accesa 24 ore su 24. Oppure bere latte di quelle mucche magre che mi capita di vedere in certi allevamenti, magari sottoposte a cicli infiniti di antibiotici per contrastare le continue mastiti. Allora che si fa?

Per il latte ammetto di non aver ancora trovato una soluzione, e al momento acquisto quello biologico al supermercato, dato che alla spina non lo trovo. Sono entrata a far parte del GAS della mia zona; loro mi assicurano che i formaggi che acquisterò da loro sono biologici e che la salute delle mucche interessa anche a loro. Mi posso fidare? Non lo so; non ho ancora fatto un ordine e vorrei prima controllare con i miei occhi, se davvero è come dicono.

Passiamo alle uova. Qualche settimana fa sono stata al Germoglio di Piacenza. Trattasi di Cooperativa sociale che lavora con e per i disabili. Hanno una rivendita di prodotti biologici (molti dei quali prodotti da loro, altri da aziende vicine), un vivaio, una fattoria didattica e, cosa che mi interessava più di tutte le altre, 500 galline ovaiole. Sono andata a vederle; sono delle belle galline in forma, con il becco integro. Vivono in uno spazio dove razzolano per bene, hanno a disposizione delle lettiere dove deporre le uova e possono uscire all’aperto. Fanno delle uova buonissime e genuine, che costano un po’ (2,30 euro per sei uova) ma ne vale la pena.

I miei rifiuti dal 31 gennaio 2011

Indifferenziata 1,6 Kg
Lettiera in pellet 3,9 Kg
Plastica 0,2 kg
Vetro e lattine --
Umido --
Carta --

Dall'idea di chilo avrebbe mai pesato

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Cos'è lo spazio delle idee

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